Lega araba in tour

Non ci fosse la catastrofe di proporzioni immense con seimila morti che si aggrava ogni giorno, se sullo sfondo non ci fosse la rivolta araba finita peggio di tutte, allora l’arrivo degli osservatori della Lega araba in Siria sarebbe materiale da commedia italiana in bianco e nero.
16 AGO 20
Immagine di Lega araba in tour
Non ci fosse la catastrofe di proporzioni immense con seimila morti che si aggrava ogni giorno, se sullo sfondo non ci fosse la rivolta araba finita peggio di tutte, allora l’arrivo degli osservatori della Lega araba in Siria sarebbe materiale da commedia italiana in bianco e nero. Totòtruffa. A Idlib, nel nord del paese, l’opposizione accusa il regime di avere girato i cartelli per confondere le idee agli osservatori. L’opposizione contesta anche il fatto che sia il regime a fornire i mezzi e i guidatori con cui gli osservatori viaggiano, è già di per sé un imbroglio con itinerari decisi a priori. E che a Homs i soldati si siano ritirati durante il sopralluogo della commissione, ma soltanto per la pausa pranzo, e poi siano tornati a massacrare. Si teme che il regime voglia giocare a rimpiattino con i problemi, portando gli osservatori a spasso senza mai incrociare le aree della protesta e della violenza vera, oppure attraversandole al momento esatto in cui sono deserte e i soldati non stanno sparando. Una messinscena di regime, per dare un contentino alla Lega araba, da cui pure la Siria dipende. Del resto Damasco ha accusato al Jazeera di avere inscenato la presa di Tripoli da parte dei ribelli libici su un qualche set allestito in mezzo al deserto, e poi di averla trasmessa per spaventare gli arabi creduloni. E’ la chiara proiezione di un desiderio e di un disegno interiore. Lo stato mentale è quello, magnificato dalla risposta rivelatoria del presidente Bashar el Assad a Barbara Walters di Abc: “Chi uccide il proprio popolo è un pazzo”. Il nitore di un sillogismo in mezzo al furore della strage.
A Idlib, la città dai cartelli girati, la settimana scorsa l’esercito siriano ha fatto almeno 110 morti, in maggioranza disertori uccisi con le mani legate – a sangue freddo. A Homs ieri i carri armati hanno sparato fino all’ultimo minuto utile tra le vie della città, ad alzo zero contro civili, nel quartiere di Bab Amro, prima che arrivassero gli osservatori della Lega araba in tour. “L’elemento sorpresa ci sarà – assicura l’osservatore Mohammed Salem al Kaaby, degli Emirati arabi uniti – informeremo le autorità siriane su dove andremo il giorno stesso in cui le visiteremo, così non ci sarà tempo per sviarci o per cambiare le cose”. Il fatto che la delegazione sia guidata dal generale sudanese Mohamed al Dabi, capo dei servizi segreti durante gli anni dell’eccidio nel Darfur, aggiunge un altro elemento di amarezza surreale. “Chi meglio di lui può vedere i crimini contro la popolazione civile? E’ un intenditore”, è il commento più benevolo che si raccoglie dentro l’opposizione. Eppure ieri a Homs l’arrivo degli stranieri ha galvanizzato la popolazione, che ha risposto con una manifestazione da 70 mila persone. In mancanza di meglio, ecco gli evviva anche per un generale sudanese.